Incontro con Amélie Nothomb

by his on 26 febbraio 2015

di G.Rossetti

Abbiamo incontrato Amélie Nothomb in occasione della presentazione del suo ultimo libro Pétronille edito da Voland, un romanzo affascinante, “un inno all’amicizia tra due donne” come riportato dal quotidiano francese Le Figaro.

Autrice di più di 28 romanzi di successo e coronata da numerosi riconoscimenti, Amélie Nothomb non ha bisogno di presentazioni. Alla sorgente della sua personalità e della sua scrittura c’è un paese: il Giappone

INTERVISTA


1.
D:
Amélie Nothomb ha vissuto i primi anni della sua vita in Giappone. Nel suo libro ”Stupori e Tremori” ha scritto che “lasciare il Giappone fu uno sradicamento” e ha più volte dichiarato che in quel momento comprese per la prima volta il significato della perdita, del lutto.  E’ poi tornata nel Paese dopo la laurea a Bruxelles per provarci a vivere, ma non andò benissimo…diciamo.  Nonostante questo lei ha detto di sentirsi profondamente giapponese. E’ corretto?

R:
Non unicamente Giapponese, sono anche profondamente Belga, ma ci sono cose in me che sono irrimediabilmente giapponesi, come la ricerca dell’armonia o la fuga dai conflitti e quest’ultima cosa mi crea spesso dei problemi in Europa, specialmente in Francia.  In Francia, quando si va a cena fuori, le persone sono perennemente alla ricerca del conflitto, adorano discutere animatamente a tavola, soprattutto se ci si mette a parlare di politica, i francesi sono contentissimi. Ed ecco che in quel caso io sono una vera giapponese, mi impanico totalmente e mi chiedo chi sono queste persone che litigano…quando un giapponese vede che il suo vicino a tavola non la pensa come lui a proposito di un qualsiasi argomento, tenta di dissimularlo in maniera da ristabilire l’armonia…ed io sono piuttosto così.

«Quitter le Japon fut pour moi un arrachement…»
dal libro ” Stupori e Tremori ” di Amélie Nothomb


2.
D:
In Né di Eva né di Adamo, tra sorprese, momenti felici ed uno scontro culturale terribile che è al tempo stesso poetico, si può dire che Amélie riesca a scoprire sé stessa e una parte di Giappone che non aveva mai nemmeno immaginato prima. In cosa consiste questa scoperta?

R:
E’ il Giappone dell’amore, è la mia storia d’amore con un giapponese, ed è vero che scopriamo nell’amore cose che non possiamo scoprire se non nell’amore, ed è vero anche che – non so se lei ha mai avuto una storia con una ragazza giapponese – la storia d’amore con un giapponese non assomiglia per nulla a ciò che si può vivere con un occidentale…io ne ho un gran bel ricordo eppure ne sono fuggita, quindi penso che sia molto difficile da vivere, ma anche molto bello.


«Dicono che fuggire non sia un gesto molto nobile. Peccato, è così piacevole. »
dal libro ” Né di Eva né di Adamo ” di Amélie Nothomb

3.
D:

Il nostro blog si chiama #vogliadiGiappone, qual è –  se c’è  – la voglia di Giappone di Amélie Nothomb oggi? Cosa le manca?

R:
Ohlala’  vorrei camminare nuovamente sulle montagne giapponesi. E’ da moltissimo che non ho questa opportunità. Le montagne giapponesi sono le mie preferite al mondo, nessun’altra montagna ha la “brutalità”, la “ferocia” delle montagne giapponesi. Voilà…è quello che mi manca al momento.

4.
D:
ma…è vero che ha battuto il record mondiale di discesa del Monte Fuji?

R:
Assolutamente si, ho il record mondiale di discesa del Monte Fuji, ma purtroppo non è un record omologato.

5.
D:
Il suo stile di scrittura è davvero unico, un sensazionale gioco poetico di incastri. Ritiene che la conoscenza della lingua giapponese abbia influenzato in qualche modo il suo modo di pensare e di conseguenza il suo stile?

R:
Sicuramente. Non posso dire esattamente in cosa, ma ho imparato il giapponese ed il francese allo stesso tempo quando ero piccola: ho poi scordato il giapponese, per poi reimpararlo e scordarlo di nuovo, ma so che è sempre lì. Penso che il giapponese sia la mia lingua fantasma e quando scrivo – scrivo in francese – sento il fantasma di una lingua dietro la mia e penso che sia una risorsa straordinaria. Se la mia scrittura risulta così speciale è probabilmente proprio perché c’è questa lingua fantasma dietro. Penso sia una ricchezza.

«Insieme a noi viveva anche la mia governante giapponese, Nishio-san.
Era la bontà in persona e mi coccolava per ore intere. Parlava solo la sua lingua e io capivo tutto quello che diceva»
dal libro ” Metafisica dei Tubi ” di Amélie Nothomb

6.
D:

In Giappone come sa è molto sviluppata l’estetica del 可愛い Kawaii e molti sociologi hanno interpretato questo desiderio infantile come un qualcosa a cui i giapponesi si aggrappano per rivivere il momento che molti ritengono come il più bello della vita: il periodo prima dell’entrata nel rigido mondo delle regole.  Anche in molti suoi libri si parla dell’infanzia e spesso si evince che il passaggio dall’infanzia all’età adulta non è sempre una crescita, ma può essere vissuto come la perdita di qualcosa di autentico…è proprio così?

R:
Sì, è assolutamente vero.  Probabilmente anche questa divinizzazione dell’infanzia è una cosa che mi viene dal Giappone, la convinzione che la vita sia un processo di demolizione e che i nostri migliori anni siano dietro di noi.  Ogni volta che vedo un bambino piccolo sono convinta di vedere un dio e mi ricordo molto bene della mia infanzia giapponese, quando ero io ad essere considerata e trattata come una dea dalla mia governante giapponese che amavo quanto mia madre…certamente c’è questa presenza nei miei libri come Metafisica dei Tubi (autobiografia da 0 a 3 anni) che rappresenta proprio la mia autobiografia in quanto dio e probabilmente non avrei mai potuto scrivere questo libro se non fossi stata intrisa di cultura giapponese.

«Ho sempre saputo che l’età adulta non contava: dalla pubertà in poi l’esistenza è solo un epilogo»
dal libro ” Sabotaggio d’amore ” di Amélie Nothomb

7.
D:
E’ difficile essere una donna giapponese?

R:
Penso che essere una donna sia comunque molto difficile, ma essere una donna giapponese è assolutamente una missione impossibile. Per cui tutte le donne giapponesi hanno la mia completa ammirazione perché rimangono vive e la maggior parte di loro nonostante tutto ha una vita interessante. Sinceramente non so come facciano.

«Se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) è perché non si suicida.»
dal libro ” Stupori e Tremori ” di Amélie Nothomb

8.
D:
Infine una curiosità: lei dedica tassativamente 4 ore al giorno alla scrittura. E’ vero che scrive ancora tutto a mano?

R:
Scrivo tutto a mano. Ho provato a scrivere al computer, ma mi blocca completamente, ho bisogno che lo scrivere sia un atto fisico e penso sia fisico unicamente quando non c’è nessuna altra separazione tra me e l’opera che non sia la penna, e, forse anche questa è una influenza giapponese in me,  penso che lo scrivere a mano, anche se la mia scrittura è molto brutta, sia il mio personale esercizio di calligrafia.


Amélie Nothomb

Scrittrice da 18 milioni di copie, pubblicata in 45 paesi. Edita in Italia dalla casa editrice Voland. I suoi autori preferiti sono: “Stendhal, Marguerite Yourcenar e il giapponese Yukio Mishima”.

Per leggere la biografia di Amélie Nothomb clicca qui


Pétronille

Pétronille

EAN 9788862431767
pp. 128

traduzione di di Monica Capuani
“Alla prima occhiata, la trovai così giovane che la scambiai per un ragazzino di quindici anni.”

La storia di un’amicizia e di una passione. L’amicizia è quella fra due scrittrici, una già affermata e idolatrata dal pubblico e l’altra geniale ma esordiente all’inizio della narrazione: Amélie Nothomb e Pétronille Fanto. Il racconto scandisce i momenti più bizzarri di questo inusuale legame che prende forma e consistenza fra libri, librerie, letteratura e indimenticabili bevute. A unire le due donne infatti, oltre alla scrittura, c’è anche la comune passione per lo champagne.


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